Mia (12 anni) è seduta a casa davanti al tablet e sta lavorando su un'app di apprendimento che le è stata consigliata da un'amica. «Con questa app imparare i nomi è davvero divertente», le ha detto recentemente. Dopo il saluto, sul suo schermo appare il primo compito: «Usa il nome in modo corretto». Mia digita: «Il ragazzo corre veloce». Riceve immediatamente un feedback: «Ricorda di scrivere i nomi con l'iniziale maiuscola» (in tedesco). Correggendo la frase in «Il ragazzo corre veloce», viene premiata: un cane animato salta sullo schermo e annuncia: «Sei un'esperta di grammatica!». Mia è contenta.
Che si tratti di tedesco, inglese o scienze naturali, che siate principianti o ad un livello avanzato: sempre più spesso e e gli apprendenti ricorrono alle app digitali. Queste promettono un rapido successo nell'apprendimento, si adattano al ritmo di apprendimento individuale e sono disponibili in qualsiasi momento su smartphone o tablet. Molte applicazioni si basano sulla cosiddetta gamification, elementi ludici che attivano il nostro sistema di ricompensa nel cervello e aumentano così il nostro piacere e la motivazione a continuare.
Parte integrante dell'insegnamento scolastico moderno
Da tempo ormai le app didattiche sono parte integrante dell'insegnamento moderno anche nelle scuole. Hanno nomi come Anton, Profax o Geogebra. Con un design meno giocoso, offrono agli insegnanti la possibilità di personalizzare ancora di più le loro lezioni. Allieve e allievi possono lavorare al proprio ritmo e al proprio livello personale, ripetere i contenuti o cimentarsi in compiti più complessi.
Quali sono i loro reali vantaggi? Uno studio fornisce alcune risposte
Favoriscono davvero il successo nell'apprendimento? Aiutano bambine, bambini e giovani ad apprendere in modo più autonomo e mirato? E quali sono i presupposti necessari? Ricercatrici e ricercatori dell'Alta scuola pedagogica dei Grigioni, dell'Università di Zurigo, dell'Università tecnica di Monaco e dell'Università di Augusta hanno condotto insieme una meta-analisi approfondita su circa 35 studi internazionali relativi all'uso degli strumenti digitali nel contesto scolastico. Gli strumenti sono stati esaminati dal punto di vista dell'apprendimento autoregolato. Il team di ricerca voleva scoprire, tra l'altro, come bambine, bambini e giovani utilizzano questi strumenti per orientare e adattare il loro processo di apprendimento a un obiettivo specifico, ovvero come lo pianificano, riflettono su di esso, si motivano e affrontano le difficoltà.
Gli studi condotti finora si sono concentrati principalmente su singole app o funzioni. «Noi invece volevamo ottenere una panoramica più completa sull'efficacia dei diversi tipi di strumenti e delle loro funzioni», afferma la prof.ssa Francesca Suter, titolare della cattedra di Scienze dell'educazione e co-responsabile dello studio. «L'obiettivo della ricerca era comprendere meglio perché e in quali condizioni gli strumenti digitali aiutano l'apprendimento». I risultati sono ora disponibili e saranno presentati per la prima volta al Wissenschaftscafé (caffè scientifico) il 2 ottobre a Coira.
Le competenze digitali vengono promosse già dalla scuola dell'infanzia.
I bambini come Mia imparano fin dalla tenera età a utilizzare gli strumenti digitali e a riflettere sull'uso dei media, sul loro significato e sulla loro influenza. Questo è quanto prevede il Piano di studio 21. Ma come imparano allieve e allievi a rapportarsi consapevolmente con i media? Rico Puchegger, esperto di e-learning e docente di Media e informatica all'ASP Grigioni, ha afrontato la questione. «Sia nella scuola dell'infanzia che nella scuola secondaria, l'educazione ai media significa sempre andare incontro ai bambini e ai giovani nel loro ambiente di vita. Oltre ai media analogici, possono essere anche cartoni animati, giochi per computer o software didattici. Le e gli insegnanti utilizzano questi punti di contatto per parlare con allieve e allievi dei contenuti, degli effetti e dei propri atteggiamenti. In questo modo si creano fin da subito le basi per un pensiero critico nell'uso dei diversi media digitali». Con l'aumentare dell'età, i temi diventano più intensi e concreti. «Nei livelli scolastici superiori, l'attenzione si concentra su questioni come il tempo trascorso al cellulare, l'uso dei social media, lo shopping online o la comunicazione equa in rete: temi che riguardano direttamente bambine, bambini e giovani e che richiedono un confronto», afferma Puchegger. Per questo motivo raccomanda non solo alle e agli insegnanti, ma anche ai genitori di confrontarsi attivamente con i media digitali e di dialogare regolarmente con bambine e bambini su questo argomento.
IA: da elemento estraneo a strumento quotidiano
Non sono solo le app didattiche a cambiare l'insegnamento. Dal lancio di ChatGPT nel novembre 2022, le scuole registrano un rapido aumento dei software di questo tipo. Le e gli apprendenti utilizzano sempre più spesso sistemi generativi di apprendimento automatico (Machine-Learning-Systeme - GMLS), comunemente denominati «intelligenza artificiale», come supporto all'apprendimento. In questo senso, tali applicazioni possono essere intese anche come una nuova forma di «app didattiche». Indagini interne condotte dall'ASP Grigioni mostrano che, mentre nel primo anno circa un quinto delle studentesse e degli studenti utilizzava quotidianamente software basati su GMLS, oggi la percentuale supera già il 60%. Questi software vengono utilizzati principalmente per scrivere, strutturare compiti o comprendere nuovi argomenti. Chi non li utilizza cita soprattutto la mancanza di fiducia, l'inesperienza o il costo delle versioni a pagamento.
Conclusione per la classe
Per le e gli insegnanti ciò significa che le app didattiche e i software basati su GMLS possono supportare i processi di apprendimento individuali, accompagnare i compiti e offrire ulteriore assistenza. Allo stesso tempo, è fondamentale riflettere consapevolmente sul loro utilizzo e promuovere consapevolmente le competenze delle allieve e degli allievi nell'uso dei media didattici digitali.